La bellezza della fatica e il gusto dell'impresa

Memorie Eroiche dal Giro Volume 1

Luigi Ganna vince il primo Giro d'Italia, 1909. È il nono figlio di due contadini, ha fatto solo due anni di elementari, appena sufficienti per non firmare con la croce ai controlli. Comincia a lavorare fin da bambino, lascia i campi per fare il muratore: 10 ore di lavoro al giorno e 110 km in bicicletta per arrivarci e tornare a casa. Non è un Giro facile, Ganna fa i conti con diverse vicissitudini, come tanti, come Gerbi e Petit Breton che cadono subito e sono costretti al ritiro. Ganna è bersagliato dalla sfortuna nel tappone appenninico da Chieti a Napoli. Fora 4 volte, scendendo il Macerone malefico, al quarto stop, si ferma a piangere. Arriva a Napoli undicesimo, con 51' di ritardo da Rossignoli; vincerà quel Giro perché viene assegnato ai punti e non sui tempi, come succederà anche nei 4 successivi. Giovanni Rossignoli, che avrebbe vinto il primo ed il terzo, si deve accontentare di quello del 1912, l'unico assegnato a squadre, che vede primeggiare l'Atala.

 

"Le corse erano una specie di avventura e noi le affrontavamo con la più grande disinvoltura, da bohemiens". Così parla Eberardo Pavesi, l'Avucatt, uno degli eroici di quei tempi e poi grande direttore sportivo della Legnano di Bartali (e Coppi nel 1940). Il Giro più avventuroso e più duro di sempre sarà quello del 1914; è il primo con la classifica a tempi, 8 tappe durissime soprattutto per la condizione delle strade ed anche per l'ascesa al Sestriere nella prima tappa, in condizioni proibitive. Partiti in 81, saranno solo in 37 al via della seconda. Nella tappa più lunga, da Lucca a Roma per 430 km, vince Girardengo ma poi domina Azzini che, letteralmente, sparisce sul Macerone, lo ritroveranno in un granaio il giorno dopo. È il turno di Alfonso Calzolari ma risulta si sia attaccato ad un'auto; gli tolgono 3 ore delle 5 che ha guadagnato di vantaggio ma per l'UVI non basta, Calzolari deve essere tolto di classifica e la vittoria data ad Albini. Finiscono in 8, la Gazzetta e Calzolari avranno ragione a febbraio 1915.

 

Il campione, anzi il primo Campionissimo del dopo guerra, sarà Costante Girardengo, capace di vincere il Giro del 1919 e ben 7 delle 10 tappe su cui si disputa. Nel 23 farà addirittura meglio, 8 vittorie parziali su 10 e classifica finale, ma con soli 37" sullo scalatore Brunero, che aveva vinto nel '21 e '22. Prima che arrivi l'era di Alfredo Binda, dominatore dal 1925, il Giro d'Italia del '24 racconta una storia molto speciale. I gruppi sportivi non trovano l'accordo su rimborsi e premi con la Gazzetta e viene deciso che al Giro partecipino solo gli "isolati", ovvero i ciclisti indipendenti, dei cui vitto e alloggio si occupa interamente l'organizzazione. Diventa anche il Giro dell'unica donna al via; il mito di Alfonsina Strada, che finisce quasi subito fuori tempo massimo ma che, a furor di popolo, viene fatta continuare fino a concludere l'intero Giro. La popolarità che raggiunge l'eroina emiliana supererà di gran lunga quella di Giuseppe Enrici, che vince con quasi un'ora su Federico Gay.


Giancarlo Brocci