La bellezza della fatica e il gusto dell'impresa

Chi conosce la storia del ciclismo, sa che, nei primi anni ’80, le biciclette cambiarono dopo essere state esteticamente uguali a sé stesse per trent’anni.

Furono introdotte le prime leve dei freni con il passaggio dei fili all’interno del manubrio e poi, vera rivoluzione, i pedali a sgancio rapido. La transizione durò circa 4 anni e si può ben dire che, dal 1987, praticamente non esistevano più bici senza queste migliorie. Fu un passaggio fondamentale, che per noi segna anche il confine tra bici “eroiche” e bici moderne.

Per bici eroiche si intendono infatti biciclette da corsa su strada costruite prima del 1987 e con telaio in acciaio (con alcune eccezioni in alluminio come ALAN e VITUS con congiunzioni avvitate ed incollate). Le leve del cambio devono essere sul tubo obliquo del telaio (ma sono ammessi anche comandi bar-ends ante ‘80) e i pedali muniti di fermapiedi e cinghietti. Il passaggio dei fili dei freni è esterno al manubrio e le ruote montate con cerchi a profilo basso (max 20 mm) e almeno 32 raggi.

Di fatto queste caratteristiche delle bici eroiche fotografano quel periodo della storia della bicicletta che parte dalla bici di Coppi con il primo cambio Simplex usata nel Tour del ’49 fino a quelle di Saronni e Kelly che, a fine carriera, furono gli ultimi a resistere alle novità ormai da tutti adottate.

Dal un punto di vista strettamente tecnico inoltre, il telaio d’acciaio abbinato alle ruote tradizionali con almeno 32 raggi garantisce l’elasticità e la capacità di assorbire gli urti necessari per la guida in sicurezza lungo le nostre strade bianche.