La bellezza della fatica e il gusto dell'impresa

È un anno strano, un anno difficile. Molti di noi - quasi tutti - sono costretti a stare a casa e a cambiare profondamente il proprio stile di vita.

Nonostante il grande disagio e le grandi preoccupazioni, questi giorni di quarantena forzata possono essere anche uno spunto di riflessione sulla vita che facevamo “prima”. Era una vita fatta di relazioni e abbracci alla quale tutti naturalmente non vediamo l'ora di tornare - ciclostoriche comprese - ma era anche una vita che andava a una velocità completamente diversa, superiore. In molti si stanno chiedendo - e io sono tra questi - se quella velocità non fosse eccessiva o persino ingiustificata. Davvero abbiamo bisogno di quell'isteria “del fare” che ci travolge costantemente spingendoci spesso oltre i nostri limiti? Siamo sicuri che questa cosa sia davvero necessaria per vivere felicemente le nostre vite?

È una riflessione esistenziale la cui risposta, ovviamente, non è semplice ma che si può in un certo senso trovare tra le colline del Chianti quando si pedala L'Eroica. O almeno, io sicuramente l'ho trovata. Perché L'Eroica ciascuno la guarda da un punto di vista diverso e io mi sono trovato a guardarla come un momento di estrazione dai tempi che viviamo - frenetici e masticanti - e la nostalgia che ho provato non è stata solo quella di vedere tante biciclette d'epoca e migliaia di maglie sgargianti, quanto quella di tornare a far girare i pedali a un regime più umano, gestibile, rassicurante.

Non so quanti altri la vivano in questo modo ma io da questo shiftdown esistenziale sono stato conquistato più che da qualsiasi altro aspetto. Perché alla fine L'Eroica è fatta veramente di cose semplici, come la bicicletta, il bicchiere di vino, la ribollita, la festa del paese in piazza. È un ritorno a tempi che io immagino - e forse lo erano - più poveri ma anche più inclusivi, dove c'era una vicinanza diversa tra le persone e dove non eravamo obbligati a vivere la sfrenata competizione quotidiana che viviamo oggi, chi più chi meno, in tante delle cose che facciamo.

Alessandro Galli