La bellezza della fatica e il gusto dell'impresa

Parte il Tour de France da Bruxelles ed è un tripudio per Eddy Merckx, a 50 anni dalla vittoria del primo dei suoi 5 Tour. Chi commenta si meraviglia di tanto persistente amore o almeno finge di farlo, visto che i motivi del perdurare di un sentimento così radicato dovrebbero essere noti.

Certo, piacciono poco perché sono l’ennesima testimonianza che chi propone l’attuale ciclismo, chi lo gestisce e ne stabilisce i canoni vincenti, lo fa passando sopra storia e passioni. Succede, ovvio, in tutti gli sport, dove preparatori, managers e procuratori si sono appropriati del verbo, dettano che cosa è giusto a prescindere, in funzione di un business che sta asfaltando ogni altro valore. 


Crediamo che L’Eroica, il cosmo che ha creato, tutto il patrimonio che ha rimesso in strada, oggi rappresentino la più bella alternativa culturale, la più significativa resistenza alla deriva modernista che sta trasformando geneticamente lo sport. Il problema è che il ciclismo, da sempre, trae il suo enorme successo dalla bellezza della fatica, dagli eroismi delle imprese, da campioni che sono entrati nel cuore della gente perché duravano almeno un decennio e per le stagioni intere, da Sanremo a Lombardia passando per i grandi Giri. 


Oggi le tecnologie hanno spianato le grandi montagne, dove si è scritta fantastica letteratura del Novecento, le sofisticate preparazioni ci consegnano ciclisti che possono cantare anche meno di una sola stagione.

Bene, noi di Eroica stiamo restituendo il ciclismo alla gente; ed ogni volta che abbiamo visto la scritta Eddy sulle coreografie da Tour ci siamo sentiti fieri di noi.

E di voi tutti.


Giancarlo Brocci