La bellezza della fatica e il gusto dell'impresa

Per gli Eroici il tempo è ciclico, rigorosamente scandito dalle date delle Eroiche sciorinate a memoria, come fossero i misteri di un rosario: Germania, Limburg, Britannia, Spagna, Sudafrica, Giappone, Dolomiti, Montalcino e Gaiole (così sia!).

E’ un tempo schizofrenico, che oscilla tra passato e futuro, tra maglie di lana tarlate indosso a ciclisti con i baffoni come negli anni Venti del ‘900 e smartphone di ultima generazione per le foto di rito. E’ un tempo sospeso tra lo sferragliare dei cambi delle biciclette che si arrampicano lente sbisciolando lungo le salite e il vociare allegro dei ciclisti ai ristori. E’ un tempo sudato e incantato, misurabile in sorrisi, in occhi che brillano, in pacche sulle spalle di amici ritrovati e amici nuovi. E’ un tempo interiore, ciascuno ha il suo.

E’ un tempo che a tratti sembra non passare mai - neanche a spingerlo! - fatto di salite, di freddo dell’alba, di fango, di polvere tra i denti, di fatica e accidenti sotto il sole di mezzogiorno, di copertoni bucati proprio adesso che piove e di “giuro che è l’ultima volta”. Ma è lo stesso tempo che poi d’un tratto ti vola via, insieme all’ultima discesa, insieme alla stanchezza, insieme al cuore che batte sulle tempie e in un attimo è traguardo-pasta party-caricare le bici: è l’ora della malinconia. Perché il tempo dell’Eroica ha un inizio e una fine, come nelle favole. Perché in fondo all’Eroica, e alle sue sorelle, siamo sempre tutti felici e contenti.

Elena Borrone