La bellezza della fatica e il gusto dell'impresa

Un turbinio di colori nel vento. Un lampo di tinte sgargianti, gambe che si muovono veloci sui pedali, uno stormo variopinto che taglia l’aria e sfreccia via in pochi secondi.

Chi ha aspettato almeno una volta a bordo strada il gruppo durante una tappa dei grandi tour o delle classiche riconosce quest’impressione vivida e fugace allo stesso tempo.

Maglie come icone, maglie che forse come nient’altro sanno raccontare la storia di questo sport. Dagli spessi tessuti di lana del dopoguerra ai più moderni tessuti leggeri e performanti, sono il simbolo di una simbiosi perfetta con il ciclista, ne raccolgono il sudore e le lacrime di gioia e fatica, segnano appartenenze e vestono i successi di scalatori, velocisti, campioni.


Maglia Rosa e Maillot Jaune da sole evocano un intero universo di cultura del ciclismo, sfide appassionanti tra campioni e nazioni. Ma c’è un’altra maglia che a suo modo segna una pietra miliare e una piccola grande rivoluzione nel mondo del ciclismo: nel 1984 entra in scena Bernard Tapie, che mette sotto contratto Hinault (già vincitore di quattro Tour) e lancia il team La Vie Claire, deciso a sfidare e rivoluzionare le logiche del ciclismo professionistico.

Una rivoluzione che passò anche dalla leggendaria maglia ispirata alle opere di Mondrian: un’inedita composizione geometrica di colori dal fortissimo impatto visivo. Un vero trionfo in termini di comunicazione.

Quello che forse tutti non sanno è che dietro a questa piccola grande rivoluzione partita oltralpe c’è anche un bel po’ d’Italia. C’è in particolare la passione di un uomo e di una famiglia che fin dal 1965 si è letteralmente “cucita addosso la passione per il ciclismo”. Pietro Rosino Santini non è tipo da tirarsi indietro davanti alle sfide e non lo fa nemmeno quando Tapie gli commissiona le maglie del team, un vero rompicapo di produzione in un tempo in cui ogni riquadro colorato doveva essere ancora lavorato a parte e poi assemblato.


Perché quella del Roso - come lo chiama Felice Gimondi, l’amico di una vita - e del suo Santini Maglificio Sportivo è una storia fatta di cuore e passione, da sempre al fianco dei grandi campioni ma che non dimentica le sue origini a Sforzatica, in provincia di Bergamo più di cinquant’anni fa. Una storia che ci insegna che il successo si ottiene con il lavoro “a regola d’arte” e con la costante ricerca di innovazione tipica di chi, come i campioni, non è nato per accontentarsi.

La storia di Santini e del suo maglificio, oggi guidato dalle figlie Monica e Paola, è una storia capace di far andare d’accordo bellezza e fatica. Una storia legata a doppio filo a quella del ciclismo che conosciamo e tifiamo. Proprio come quella di ogni ciclista è legata alla maglia che indossa e che veste come una seconda pelle.


Photo Credits Guido Rubino