La bellezza della fatica e il gusto dell'impresa
   Edizione 2022

Come Magni si guadagno' il titolo

Fiorenzo Magni è l'unico che conta 3 vittorie in serie al Fiandre. Primo italiano, un apripista avanti, tra i migliori nella storia del ciclismo ad ottimizzare doti non assolute, sinonimo di grandi testa e carattere. Era salito al Nord anche l'anno prima, ricavandone cadute ed esperienza. In quel 1949 tornò al Fiandre da vincitore (fischiato) del Giro d'Italia e in autonomia: "Vai ma arrangiati" gli disse la sua Wilier. Magni aveva bisogno di spazi ed aria meno viziata dalla politica, nonostante l'amicizia e le testimonianze di Martini e Bartali. 

Va e si arrangia, si porta il modesto Tino Ausenda, giusto per compagnia; in treno sembrano due emigranti come tanti nostri, si accomodano in un alberghetto angusto presso la stazione di Gand. Troveranno accoglienza, il proprietario ex ciclista che gli porterà una borraccia di tè caldo nel punto giusto. Il Fiandre parla solo belga, è una bolgia infernale, unica eccezione in 32 edizioni la vittoria dello svizzero Suter nel '23. Magni domina, lo riprendono a pochi km dal traguardo, rifiata e batte tutti in volata. Torneranno, compreso Tino, con 600 mila lire cadauno, un gruzzolo. Il bello è che anche l'anno dopo Fiorenzo deve arrangiarsi. Non torna Ausenda, va Adolfo Leoni neanche compagno di squadra, si aggiunge Toni Bevilacqua ma giunge in extremis: nel primo treno non gli caricano la bici. Il già "Leone delle Fiandre" arriva ben solo, tanto che, finalmente, nel '51 potrà tornare con 5 compagni di squadra e l'assistenza, praticamente una gita di piacere ed un altro arrivo per distacco. Premi? "Prosciutti, scarpe, tappeti, persino una canna da pesca. Tutti doni degli emigrati italiani per le gioie regalate".


Giancarlo Brocci

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